Monday, June 26, 2006

DOPO IL REFERENDUM, ACCORDI IN VISTA?
*) aldo ferrara

Dopo il successo del “No” al referendum, lasciatemi segnalare quanto è avvenuto nella giornata di ieri, in relazioni ai commenti politici. Tra un gol (unico) ed il delirio per una squadra di calcio che dovrebbe essere mandata a casa per direttissima, i commenti politici erano dedicati all’esito del referendum. Non che ci fosse molto da dire, ha vinto il no, con qualche isola di Sì in Lombardia e nel Veneto, le destre meridionali hanno detto che non ci stanno, restano legate comunque alla nostra vecchia cara Costituzione che appare nel volto sorridente e rasserenante del Presidente Scalfaro, tra i Padri di questa Repubblica. Ma il problema non sta qui. Sta in un’altra cosa di cui pochi si stanno accorgendo. I richiami sono diventati continui come quelli della maga Circe e delle sirene. In testa Alemanno, Di Pietro ma il coro è arricchito da Buttiglione ed altri dell’UDC. Ed il problema si chiama con un termine che non piacerà neanche a Giovanni Sartori “ Bicameralismo”, un modo per tornare alla politica della Sala della Regina, quando il consociativismo espresse il suo acme pericoloso per la Repubblica. Pericoloso per questa fragile democrazia, per la capacità di questa classe dirigente di diventare egemonica, senza che nessuno la contrasti. Dunque il pericolo non sta nell’accordo, il ricorso ad una linea compromissoria è tipica di questa Repubblica dove la politica è sempre stata l’arte del possibile. Il pericolo è che manca una vera e forte opposizione capace di aprire gli occhi politici agli italiani. Non dimenticheremo che anche Bertinotti il puro e duro, trovò modo di affermare in Bicamerale che la sussidiarietà dello Stato era cosa possibile in tema di sanità ed istruzione. Insomma il compromesso, o meglio la compromissione, è dietro l’angolo. Il tentativo di creare una larga intesa sulle Riforme costituzionali è palese così come è evidente il timore di rifare una bicamerale con gli esiti che sappiamo. I modi per incontrarsi sono tanti: anche la Commissione Affari Costituzionali può diventare una nuova bicamerale. Ribadisco: il problema è invece un altro, sta sparendo il crinale, già vago e poco visibile, tra maggioranza ed opposizione. L’affare De Gregorio, quello della Commissione Difesa Senato, che naturalmente porta il marchio dipietrista, dalla natura politica incerta e poco affidabile, indica quanto siano indistinti, imprecisi e mescolati i ruoli di governo, di maggioranza e di opposizione. E’ molto verosimile che una resa dei conti si sviluppi anche nella destra con un ridimensionamento del ruolo e della efficacia politica di mister B. Ed il ruolo di UDC crescerà quale ponte stabile con la maggioranza. Non è difficile prevedere per Bottiglione o forse per Bruno Tabacci, un incarico di prestigio, nel segno di un affrancamento degli ex-dc che si sposteranno su ruoli sempre più di primo piano. Questa dunque non è una maggioranza spostata su posizioni di sinistra ma sempre più disposta ad aperture verso le destre, certo le meno reazionarie, ma sempre destre sono.
Il consociativismo, ossia la mancata distinzione tra ruoli di maggioranza ed opposizione, è nei fatti e si tramuterà anche in accordi economici, in affari e quant’altro consenta a questa classe dirigente di governare? No! Di lavorare ? no! Di durare, solo di durare, per dirla con parole non mie, ma di Giovanni Sartori.

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